Passa ai contenuti principali

Come molte piante, anche il nostro Agave è andato in letargo durante l'inverno. Ma a Marzo, come suggerisce la terra, è tempo di germogliare. Ripartiamo dall'ultimo: Rimini. Con immenso piacere ripetiamo l'esperienza della musica dal vivo, suonata con la genialità di Isabella ed Elisa . Grazie a Marta per il lavoro di ago e filo, sempre prezioso e impeccabile.
Ci sono nuove esperienze sensoriali nel nostro percorso, maturate in questi mesi di riflessione e ora pronte per essere vissute.
Dal 6 all'8 Marzo 2015 in Via Covignano, 257, Rimini 

Orari :
Venerdi 6/3:  18.30 – 22.30 ; 
Sabato 7/3  9.30 – 12.00 ; 19.30 – 22.30 ;
Domenica 8/3 13.00 – 16.00 solo su prenotazione

Per informazioni e prenotazioni : cemi.agave.scolca@gmail.com

Ingresso ad offerta libera.

Vi aspettiamo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Berenice: Capitolo Primo

Berenice ha capito che la vita è un puzzle. Complicato, se lo vedi nel suo insieme, con i suoi tanti, tantissimi tasselli, fino a sembrarti troppo difficile da affrontare, da risolvere, ma se ti fermi, se non ti fai ingannare dalla visione olistica della tua esistenza, allora la vedi. La soluzione è lì, proprio dentro alla paura. Proprio nel dubbio, nell’attesa. Uno alla volta, con pazienza, senza fretta. Hai una scatola di pezzi, guardali. Viste singolarmente, queste porzioni di vita non fanno paura, anzi sono così fragili, così insignificanti nella loro solitudine. Hanno un disperato bisogno del pezzo accanto, dell’altro, del vicino, del proprio simile, per avere un senso, per avere una direzione, un significato. Ognuno differente dall’altro, ogni pezzo con le proprie caratteristiche, con il proprio disegno stampato sulla schiena, con il proprio destino legato, incastrato all’altro. Nell’attesa dell’altro. L’altro, sì differente, ma nello stesso tempo così simile e con la stessa fina...

AGAVE A ROMA 2020 AL CENTRO ARTEMIA

MANIFESTO PROGRAMMATICO

MANIFESTO PROGRAMMATICO DI FITZCARRALDO TEATRO Tutto è stato scritto, detto, letto, recitato, visto, raccontato e commentato. Il teatro ha margini di libertà, creatività e movimento solo entro confini nuovi. Il teatro non pu ò (aldilà del denaro impiegato) raggiungere l’irreale, l’invisibile, l’astratto della pittura o del cinema. Per questo il nostro teatro è quello “mai visto”, quello che lo spettatore crea da solo, immaginandolo, evocandolo attraverso i ricordi e le suggestioni, la riscoperta dei propri sensi e l'associazione di immagini e suoni; stimoli silenziosi e impercettibili che il contesto, creato dalla regia e dagli attori, fornisce. Come ciechi, i nostri spettatori vedono e vivono il loro personale teatro, riappropiandosi della propria identità di fruitori dell’arte, la quale, per definizione, rende visibile ci ò che non lo è. L’ ultima frontiera della libertà è l’onirico, il recupero e le nuove associazioni dei ricordi; è in questo territorio che ci m...